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LA NOSTA STORIA Dalla relazione di Angelo Vecchi in occasione della Festa del 21 settembre 2003Arona, 21 settembre 2003 SOLIDARIETÀ E COOPERAZIONERelazione di Angelo Vecchi La presente relazione, anche per l'esiguità del tempo a disposizione per prepararla, va intesa come una prima schematica raccolta di dati in attesa di una riflessione compiuta e organica sugli argomenti trattati. |
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I PRIMI PASSI DELLE CASE DEL POPOLO NEL NOVARESE In Italia, la prima denominazione di CdP compare nel 1893, quando in occasione del secondo congresso socialista fu inaugurata la nuova sede della cooperativa di Massenzatico, un villaggio a pochi chilometri da Reggio Emilia, città dove tra l'8 e il 10 settembre si svolsero i lavori congressuali. Nel 1902, viene pubblicato a Cremona l'opuscolo di Giuseppe Garibotti, Le Case del Popolo, che rappresenta una riflessione sistematica sull'esperienza sviluppatasi nel corso di quasi un decennio nella Valpadana bracciantile e contiene utili indicazioni pratiche per la costituzione di nuove CdP. Le CdP, che si svilupparono nel Novarese piuttosto tardi, affondarono le loro radici non solo nel cosiddetto "modello emiliano" ma anche nell'esperienza della Maison du peuple belga e svizzera (la prima CdP svizzera sorse nel 1899 a S. Gallen) e della Volkhaus tedesca. Nel 1905, ad esempio, sul foglio socialista novarese "Il Lavoratore" si discuteva dei successi delle maison estere e dei fallimenti degli esperimenti di cooperazione socialista in Italia, in particolare quello del progetto di casa milanese. |
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Non bisogna dimenticare, d'altra parte, che gli emigranti stagionali ebbero conoscenza diretta di queste istituzioni entrando in contatto e, spesso, utilizzando gli spazi delle maison svizzere, come quella di Berna e di Losanna. Dell'influenza dell'esperienza migratoria sulla costituzione delle CdP è ulteriore prova la vicenda del piccolo nucleo socialista di Maggiora. Determinante fu il sostegno finanziario degli emigrati sia nell'apertura del circolo il 1 novembre 1906, sia nell'inaugurazione della cooperativa. L'idea di realizzare una CdP nacque poco dopo tra gli emigranti stessi, durante il loro soggiorno invernale nel paese sul finire del 1908. Nell'estate successiva, furono acquistati i locali e iniziò la collocazione delle azioni, del valore di cinque lire, rimborsabili con sorteggi annuali. I lavoratori, che intanto erano ripartiti, contribuirono ancora una volta assiduamente e, sul finire dell'anno, Circolo e Cooperativa poterono trasferirsi nella CdP, sita sulla centrale piazza Antonelli. In quello stesso anno, iniziò pure la diffusione delle CdP nel Basso Novarese, al termine di un lungo processo di accumulazione di forze e di esperienze di lotta che ebbe i momenti più intensi nel 1901 e nel 1906, allorquando sorsero numerose nuove organizzazioni operaie sia nei piccoli paesi rurali, sia nei grandi centri attorno al capoluogo di provincia. A questo punto, il movimento operaio socialista disponeva di una solida rete di strutture dalla CdL a molte leghe industriali e agrarie; da una vasta influenza sui tradizionali circoli vinicoli al rapporto costante con le più significative istituzioni cooperative di consumo; dalle cooperative di produzione e lavoro alle sezioni di partito. Quel che conta è che, con lo sviluppo del modello della CdP, i socialisti riuscirono finalmente ad avviare a soluzione la tormentata questione del rapporto coi circoli operai agricoli, di cui, in definitiva, la "casa" rappresentò la continuazione e lo sviluppo. Tra lo scorcio del primo decennio del Novecento e la prima guerra mondiale, il socialismo novarese si fece, in un certo senso, agente immobiliare e affidò al "mattone" la soluzione di parte dei suoi problemi di carattere politico-organizzativo, la custodia di risorse finanziarie e la tutela di forti valenze simboliche. In questo senso, la "casa" ben rispondeva a quella che Gobetti definì "la psicologia rudimentale delle masse". Sia per gli emigranti, sia per i lavoratori che restavano nel paese, l'edificio del popolo rappresentò la visibilità del movimento, la prova provata della sua stabilità e solidità, la dimensione dell'unità e della solidarietà popolari, la dimostrazione pubblica della propria capacità etica e tecnica, il senso di un profondo radicamento sul territorio, la conservazione della memoria, attraverso il ricordo dei padri fondatori che si sarebbe perpetuato nel tempo. L'epoca delle CdP segnò la fine della fase della clandestinità, della spontaneità, dell'improvvisazione e della magmatica mobilità degli anni delle grandi migrazioni. Al di là dei complessi e forti significati simbolici e culturali, senza i quali non si potrebbe comprendere il successo che ebbe questo modello di organizzazione, la CdP rispose nell'immediatezza della fase politica a tre esigenze di fondo. Prima di tutto, svolse la funzione di una cooperativa edilizia, cui erano assegnate le finalità di acquistare o edificare la "casa" e di amministrarla come patrimonio immobiliare. Si risolsero in questo modo i molti problemi logistici creati dall'affitto dei locali nei quali trovavano posto le associazioni popolari. In secondo luogo, tese a promuovere lo sviluppo e a gestire il funzionamento di cooperative di lavoro e di consumo e di un complesso di servizi culturali, assistenziali, mutualistici e ricreativi. Infine, si propose come centro coordinatore dell'insieme associativo socialista, il modello della futura società, il nucleo di un'isola di socialismo che si sarebbe gradatamente allargato fino a comprendere il comune, la vita economica e l'intera società civile. In questo senso, la CdP contiene intera l'utopia della società futura e dell'uomo nuovo socialista. Nella Bassa, la prima CdP a essere inaugurata e a entrare in funzione fu quella di Monticello nell'anno 1908. Essa raccolse l'eredità del Circolo operaio agricolo "Alberto Mario", di ispirazione mazziniana e fondato nel 1883, e della Lega di miglioramento bracciantile, che fu tra le prime a costituirsi nel 1901. A Granozzo, la proposta di istituire la CdP nacque più tardi dalla costatazione della condizione di indebolimento e di crisi del circolo-lega, ma il progetto più "antico" fu quello di Vespolate, destinato tuttavia a realizzarsi solo nell'estate del 1912. A Galliate, la prima testimonianza riportata sul giornale socialista e relativa al progetto di fondazione della CdP risale alla metà del 1907. I socialisti potevano contare su di una discreta rete di associazioni, in parte nuove e in parte ereditate dai demo-radicali, e la CdP apparve come il naturale completamento di questo processo, "cervello che amministrerà, che avrà la direzione delle moderne e civili armi che il proletariato li vien foggiando per la sua emancipazione, per la sua elevazione economica e morale". Queste, dunque, le sue finalità ultime. Gli scopi concreti e statutari, invece, furono quelli di acquistare l'immobile sociale e di istituire magazzini cooperativi Il progetto entrò nella sua fase operativa con la decisione della sezione socialista, assunta il 27 luglio 1908, di acquistare Casa Alberio da adibire a sede della CdP. Seguì il processo costituente che vide impegnati la sezione socialista, il Circolo Libertà, la Cooperativa dei muratori, la Cooperativa di consumo, la Lega dei tessili. L'inaugurazione venne effettuata il primo maggio 1909. Da quel momento, all'interno della CdP si svilupparono iniziative culturali e ricreative, sorsero spacci cooperativi e fu promossa una condotta sanitaria. La ripresa dell'attività politica e organizzativa, che si manifestò a Trecate nel 1910, preparò il terreno alla nascita della "casa", la cui costituzione legale avvenne il 21 gennaio 1912. Il successivo 22 settembre, si riunì l'assemblea dei soci per approvare il regolamento delle cooperative di lavoro e di consumo e il corrispondente del giornale socialista espresse la considerazione che "era tempo che anche nel Novarese sorgesse un organismo tipo quelli dell'Emiliano". Il 27 dicembre, l'integrazione di circolo, lega e cooperative nella CdP venne sancita in un comizio, nel quale i presenti, appartenenti alle locali istituzioni operaie, approvarono un ordine del giorno che richiedeva la loro iscrizione in massa alla sezione socialista e l'impegno per l'acquisto delle azioni della CdP. Altre Cdp, case operaie o simili, furono progettate prima della guerra: a Novara nel 1913, per assolvere al compito di dar sede alla CdL e ai suoi istituti operai, e, oltre a Maggiora di cui si è detto, a Borgolavezzaro, Nibbiola, Cureggio, Suno, San Maurizio d'Opaglio, Varallo Pombia; Vercelli, Trino Vercellese, Lozzolo, Crevacuore, inaugurata nel 1909; Pallanza, sorta nel 1909, Ramate nel 1911, Intra nel 1912, Meina, Dormelletto, inaugurata nel 1913, Fomarco, in costituzione nel 1914. In genere le nostre CdP trassero origine e alimento in genere da società operaie e contadine di vario tipo, ma, una volta costituite, divennero moltiplicatrici dei locali insiemi associativi, che trovarono in questi istituti molto più di una sede materiale e di un semplice contenitore. Le CdP divennero in alcuni casi il vero e proprio centro di gravità di un complesso multiforme e integrato di associazioni popolari, promuovendo lo sviluppo delle leghe agricole e industriali; di iniziative ricreative, sportive e culturali; di centri d'assistenza sanitaria, casse mutue e segretariati; di magazzini cooperativi, come a Galliate, dove dalla locale CPL si sviluppò un forte polo cooperativo tuttora vitale; di cooperative di lavoro di braccianti e muratori, come detto a Galliate nel 1908 e a Trecate nel giugno 1912. Una funzione analoga svolse dal 1902 in avanti il Circolo socialista di Romagnano Sesia, autentico punto d'irradiazione di un articolato e diversificato insieme associativo che si estese fino al Borgomanerese, alla Valsesia e alla Valsessera, giungendo a lambire i confini della Biandrina. IL PRIMO MOVIMENTO OPERAIO ARONESE Il socialismo aronese risentì con forza dell'influenza della democrazia risorgimentale e del radicalismo cavallottiano. Non bisogna dimenticare che Felice Cavallotti trascorreva lunghi periodi a Dagnente, dove venne seppellito. D'altro canto, la solida struttura ecclesiale fece in modo che si sviluppasse una fitta rete associativa e un'attiva concorrenza, anche sul piano sindacale, da parte dei cattolici. Citiamo in proposito a titolo esemplificativo, scegliendo a caso, la formazione della sezione sindacale dei ferrovieri cattolici nel 1914, e il sorgere della sezione magistrale della Tommaseo, che anche qui otteneva il risultato di rompere e dividere la categoria di maestri e docenti. Attivi centri di organizzazione operaia furono pure le località aronesi di Mercurago, Dagnente e Montrigiasco, di cui tuttavia non parlerò nella presente relazione. Di chiara impronta patriottica e risorgimentale furono le vicende legate allo sviluppo della SOMS, in funzione dal 1866 e di carattere misto (accoglieva operai, contadini, commercianti, esercenti, artisti, cioè gli artigiani e i piccoli imprenditori, e braccianti e superò tra fine '800 e primi del '900 i 300 soci), e della Società dei reduci delle patrie battaglie, che fu fondata nel 1881 con quasi 200 associati e inaugurò la propria bandiera l'anno seguente, che, insieme alla Società del tiro a segno, conservò una spiccata impronta militarista e marziale. Un'altra iniziativa che testimonia la vitalità e il radicamento sociale della democrazia fu la costituzione di forni a sistema Anelli che vennero avviati, con esiti diversi, ad Arona nel 1881, contemporaneamente a Casalino, Biandrate e altre località di pianura. Questi organismi erano stati ideati dall'ex garibaldino abate Rinaldo Anelli, al quale era stata affidata la cura della chiesa di Bernate Ticino. I forni si basavano sul principio cooperativo e solidale e si proponevano di assicurare ai contadini poveri, alle mondariso e ai lavoratori dei campi il pane a prezzo molto contenuto e soprattutto igienicamente sano. I demo-radicali novaresi collaborarono più volte con Anelli e insieme a lui si fecero promotori della diffusione dei forni, ma anche delle mutue bestiame, sulla sponda piemontese del Ticino e del Verbano. Legato alla presenza dei democratici è anche il dibattito sulla cremazione. Forti contrasti si manifestarono sul garibaldino e leader radicale Cavallotti morto in duello nel 1898, prima della sua inumazione a Dagnente avvenuta, nel "fuoco" delle polemiche sulla cremazione del suo cadavere, solo nel 1908. Come dimenticare poi un illustre ospite del Lago d'Orta come Agostino Bertani, che fin dal 1867, con Pietro Castiglione, aveva proposto al Congresso internazionale di medicina una mozione a favore della cremazione, oppure la presenza a Meina, dove morì, del dottor Prandina medico di Garibaldi e custode del testamento nel quale l'eroe invocava la cremazione dei suoi resti mortali? Il filo che legava i veterani del Risorgimento alla cremazione annovera un altro caso. Nel 1893, morì ad Arona, dove esercitava la professione di controllore di navigazione, il reduce dei Mille Luigi Zaffaroni, cremato a Milano per la mancanza di un impianto in loco. Figura di spicco di questa democrazia risorgimentale e radicale aronese, purtroppo quasi dimenticata, fu quella del tenente colonnello Enrico Bertet (1826-1899), di origini savoiarde, il quale concepì proprio ad Arona, dove si era stabilito dal 1877, una spartana rete di "palestre marziali", fulcro di un progetto democratico di nazione armata e di "ginnastica naturale", in aperta polemica con le scuole dominanti dell'acrobatismo, degli attrezzi e del bastone Jager. Egli rappresentò la guida della società ginnastica aronese "Pro Italia", costituita nell'anno 1880 con 154 iscritti, di cui 56 attivi. L'associazione di Arona manifestò nel corso degli anni Ottanta una spiccata vocazione patriottica e democratica, promuovendo la pratica del tiro a segno, richiamandosi al culto garibaldino e presenziando alle cerimonie dei sodalizi operai, come l'inaugurazione della bandiera del Figli del lavoro di Gallarate (organismo del Partito Operaio) nel 1885. Sotto l'instancabile direzione di Bertet, furono organizzati nella cittadina del Verbano i concorsi ginnastici del 1887 e del 1888 e i Ludi aronesi del 1889, mentre dal 1887 la società aronese ebbe una sua sezione femminile di "giovanette". Queste manifestazioni rinfocolarono le polemiche sulle particolari posizioni assunte da Bertet. Infatti, l'anziano combattente si era fatto propugnatore di una particolare visione della "nazione armata", che doveva avere il suo fulcro in una rete di "palestre marziali" e in una vasta diffusione a livello popolare dell'attività fisica in funzione pre-militare. Entrando in contrasto con le scuole del bastone Jager, dell'acrobatismo e dei grandi attrezzi, Bertet vi contrappose una "ginnastica naturale", tendente allo "sviluppo armonico delle membra", suddivisa in giochi pedestri di agilità e in giochi atletici di forza. Il sitema teorico del maggiore prendeva spunto dal mito della Grecia classica, ma anche dalle posizioni del belga Couvreur, di Marey, Démény e Lagrange. Al termine del congresso di Bologna dei maestri di ginnastica (1890), Bertet diede vita a una Lega ginnastica alla quale aderirono l'avvocato Mattioli della Società bolognese dei reduci, il grande maestro Emilio Baumann, il chiozzotto Bizzarri, i veneziani Pietro Gallo e Costantino Reyer, promotori il 30 luglio 1890 della prima Palestra marziale a Battaglia. Naturalmente anche ad Arona sorse una palestra marziale di cui si ha notizia fino al 1896. Bertet si batté a lungo per l'affermazione delle proprie idee con la parola, con scritti e opuscoli, tra cui Palestre marziali e nazione armata e Torniamo all'antico, con l'esempio pratico. Sperò a lungo in un appoggio da parte delle autorità, in particolare del generale Luigi Pelloux, già presidente della Federazione ginnastica italiana. Nel 1892, giunse al punto di candidarsi come deputato, appoggiato dai cavallottiani e dai socialisti aronesi, per sostenere in prima persona in parlamento la sua battaglia. Nel 1897, prese parte alla sfortunata spedizione militare di Candia, uno degli ultimi slanci di volontariato garibaldino, rimediando i feroci attacchi della stampa cattolica. Deluso, si spense ad Arona nel 1899. L'anno prima, era stato assassinato Felice Cavallotti e i venti della dura repressione di fine secolo avevano spazzato via molte associazioni e molte idee. Della palestra marziale di Arona e della nazione armata di Bertet non si sentì più parlare. Il primo nucleo socialista aronese, intrecciato alla locale e forte democrazia radicale, si costituì per opera del medico Angelo Filippetti (1866-1936). Egli fondò il primo Circolo socialista della città natìa nel 1892, in quel periodo una delle sezioni più consistenti del partito in provincia, spazzata via nel 1894 dalla reazione crispina. Filippetti fu candidato alle elezioni politiche nel 1897 (i socialisti presentarono invece Barbato nel 1895; si astennero nel turno del 1900; candidarono quindi Petrini nel 1904, Sarfatti nel 1909 e nel 1913: Arona faceva allora parte del collegio elettorale di Oleggio). Trasferitosi a Milano, dove fu eletto consigliere comunale nel 1902 e sindaco nel 1920, continuò per alcuni anni a mantenere forti legami con il Basso Verbano. Fu candidato socialista ad Arona nel 1894 e, nel 1899, fu eletto consigliere comunale della sua città natale. Nel corso del Novecento, quando concentrò la sua attività a Milano, fu tra i promotori e i sostenitori, nel 1907, della Lega contro l'alcoolismo, nel 1919, della Lega dei medici socialisti, e fu attivo nella società Umanitaria e nell'Università Popolare. Come accennato, Filippetti, in qualità di presidente della Società della pace, che raggruppava tutta l'opposizione, contrappose nel 1892 alla candidatura di Parona quella del democratico incline a simpatie socialiste Bertet. Negli anni seguenti, il gruppo socialista s'ingrossò e, nel novembre 1894, l'intera sua direzione fu processata e condannata dalla pretura aronese, mentre il circolo socialista di Studi Sociali veniva sciolto d'autorità. I nomi dei compagni colpiti dalla repressione sono i seguenti:
Il gesto intimidatorio non impedì ai socialisti di affermarsi nelle elezioni amministrative del 1895 (ottenendo 5 consiglieri) e di proseguire nella loro attiva di conquista delle tradizionali associazioni operaie. Continuò la discussione sulla questione dell'emancipazione femminile, che era stato uno degli argomenti affrontati dal disciolto circolo. La SOMS di Arona, che era sotto influenza cattolica, venne guadagnata nel 1897 dai socialisti. Al suo interno, essi cercarono di promuovere attività di tipo culturale. La Scuola serale invernale della SOMS di Arona, obiettivo per il quale a lungo si era battuto Filippetti, attiva già sul finire dell'Ottocento, venne indicata nel 1908 come "una delle più fiorenti e proficue della provincia" e registrò 70 iscritti. Pertanto, la Società operaia, nel 1912, progettò di trasferirla in nuovi e più idonei locali, avvalendosi della collaborazione del socialista ingegner Lucini, che della scuola stessa era stato uno dei principali animatori. Nel 1896, la sezione socialista, ricostituita dopo i processi di due anni prima, contava un centinaio di soci. Il luogo di riunione era il Circolo operaio, che sorgeva nell'area di piazza della Rampa o della Peschiera vicino alla Società operaia e all'Unione nautica. I locali presentavano anche un comodo accesso al lago che garantiva una sicura via di fuga in caso di visite non gradite. Accanto a queste tendenze riformiste e moderate erano indubbiamente presenti nell'opposizione aronese anche impostazioni diverse di inclinazione rivoluzionaria e anarchica. Negli stessi anni Novanta, il disegnatore Natale Lago, nato ad Arona nel 1864 e impiegato nelle officine meccaniche Fauser di Novara, venne processato per aver inneggiato al gesto di Sante Caserio. Alle accuse,"rispose che egli deplorava l'assassinio, ma dovevasi ammettere però che il Caserio aveva compiuto un atto di coraggio". Lo sciopero generale del 1904, che riscosse nella provincia pochi consensi, incontrò invece apprezzabili adesioni ad Arona e negli altri circondari e località della provincia: nel Biellese e nel Vercellese, a Omegna e Crusinallo, Gravellona Toce, Mergozzo, Baveno con Oltrefiume e Feriolo, Fondotoce, Suna e Villadossola. Sta di fatto che, dopo la crisi del 1898 e il nuovo scioglimento della sezione socialista e del Circolo di studi sociali, poco rimase ad Arona del fortissimo nucleo impiantato da Angelo Filippetti. Stritolati dalla contiguità con l'elemento radicale (nel 1898, la commemorazione del 50° della battaglia di Varese - San Fermo era stata l'occasione per il raduno in piazza dell'intera opposizione, mentre nelle amministrative del 1899 i socialisti locali avevano fatta propria una politica d'indirizzo bloccardo), privati di valida leadership dopo il trasferimento di Filippetti a Milano, colpiti dalla repressione i socialisti aronesi si ridussero a poca cosa rispetto alle premesse iniziali. La sezione fu più volte ricostituita senza poter raggiungere una condizione di stabilità.Tuttavia, non va trascurato il fatto che la forte emigrazione impediva alle organizzazioni operaie locali di stabilizzarsi e di consolidarsi. Tra le molte iniziative promosse sulla questione migratoria, a Fontaneto d'Agogna, fu organizzato un Congresso dell'emigrazione il 1 gennaio 1907, presieduto da Dino Rondani, direttore del Consiglio d'emigrazione all'estero, a nome del Consorzio d'emigrazione dell'Umanitaria. Si discusse della partecipazione degli emigranti alle elezioni invernali, degli uffici di confine, dell'adesione alle organizzazioni economiche all'estero e dell'emigrazione interna. Il Congresso collegiale socialista di Borgomanero espresse voti per l'istituzione di un Segretariato d'emigrazione in collaborazione con l'Umanitaria e, nello stesso anno, sorse apunto ad Arona il Segretariato d'emigrazione per il Lago Maggiore. Successivamente, il 3 novembre 1907, venne inaugurata la CdL di Arona. Una radiografia del locale movimento operaio ci consegna un panorama variegato: tra il 1897 e il 1899 funzionò una SOMS di resistenza tra i panettieri, dipendente da Novara. Nel 1901, erano sorte una lega tra i cavatori e una sezione della federazione del libro, che raggruppava i tipografi. Nel 1902, fu la volta dei muratori. Naturalmente, l'organizzazione era più forte e affermata tra i ferrovieri e i laghisti. L'area compresa tra la stazione e il nuovo porto rappresentava il centro di gravità e di ritrovo di questi lavoratori. Nell'edificio demaniale accanto alla stazione, aveva così preso corpo nel 1892 la cooperativa di consumo ferroviaria, fondata nel 1892 e chiusa a seguito delle difficoltà gestionali provocate dalla carestia nel 1898. Ricostituita poco tempo dopo, proseguì la sua attività fino alla definitiva liquidazione nel 1923. Altra organizzazine ferroviaria era il circolo famigliare sostituito nel 1920 dal Circolo tra ferrovieri organizzati nello SFI: proprio nel gennaio di quell'anno lo sciopero ferroviario aveva incontrato significative adesioni ad Arona specialmente tra il personale di trazione. Il polo delle comunicazioni aronese declinò negli anni seguenti anche per il trasferimento del centro di navigazione del lago a Pallanza. L'organizzazione sindacale dei ferrovieri aronesi passò attraverso diversi processi di divisione e ricomposizione del sindacato nazionale. Nel 1894, le organizzazioni di Novara e di Arona, rappresentate da Mascherana e Lucchini, si pronunciarono a favore di una Lega unitaria dei ferrovieri italiani. Subito dopo la guerra, sorsero l'organizzazione sindacale dei pietrinisti e delle lavoratrici tessili. LA CASA DEL POPOLO DI ARONAIl lavoro di organizzazione sindacale favorì la ripresa del socialismo anche sul terreno politico. La sezione socialista, dopo i vari tentativi precedenti coronati da scarso successo, assunse un assetto più stabile a partire dal 1910-1913 e questa stabilità pose le premesse della costituzione della prima CdP, che avvenne nel 1915 in via XX settembre. Nel 1913, erano avvenute le prime elezioni a suffragio universale maschile e indubbiamente i socialisti locali avevano scelto di presentarsi nel migliore dei modi all'appuntamento elettorale. Può risultare utile soffermarsi su alcuni aspetti del primo statuto della CdP. Il certificato di ammissione impegna il socio "sul proprio onore" a:
L'onore viene leso da:
Struttura dello statuto:
Gli scopi: L'art. 2 dello statuto proclama come scopo il miglioramento:
saranno strumenti di questo miglioramento:
L'attenzione socialista nei confronti dei problemi dell'istruzione si concretizzarono nella formazione della Biblioteca popolare che si riunì l'11 giugno 1914 per eleggere gli amministratori ed approvare lo statuto e aderì insieme ad altre alla Federazione delle biblioteche popolari. Aderirono a questa Federazione, tra le altre, le biblioteche della Scuola di famiglia di Maggiora; di Turbigo, fondata nel 1908; di Sesto Calende, fondata nel 1909; di Oleggio, fondata nel 1895 e intitolata ad Alessandro Manzoni, chiusa dagli inizi del primo decennio del Novecento "sino a tutto il 1916" e giunta a contare 285 soci e 1.300 volumi nel 1920; di Cannobio, sorta nel 1884 e riordinata nel 1908; di Stresa, nata nel 1910 per iniziativa della Pro Loco e del dottor Pestalozza; di Aranco, inaugurata da Ettore Fabietti il 12 gennaio 1913; di Omegna, Gravellona Toce e Invorio, queste ultime d'impronta socialista. L'art. 3 dello statuto annuncia l'apertura di un "magazzeno cooperativo" a capitale sociale I diritti e i doveri sociali: Gli art. 14 e 15 si occupano delle quote mensili, definendo
L'amministrazione Il concetto viene più volte ribadito, è quella di una "azienda". Gli anni della guerra furono comunque anni di crescita del movimento operaio: nuove leve riempirono i vuoti creati dalle numerose partenze per il fronte e si avviarono le premesse di un'organizzazione di massa. Nel 1917: ci furono scioperi delle lavoratrici tessili a Mercurago e a Castelletto Ticino e le agitazioni continuarono nell'anno seguente e dopo la guerra. Nel 1916, il 9 aprile, si svolsero presso la CdP i lavori del congresso collegiale socialista: i socialisti di Arona sono rappresentati da Angelo Fanchini. Nel 1917, l'integrazione fra le risorse dell'amministrazione socialista di Novara e della Cooperativa dei ferrovieri del capoluogo nell'Ente Autonomo Consumi aveva portato a gravitare nell'orbita dell'ente le cooperative di S. Andrea, di S. Agabio, della Cittadella, della Bicocca, delle frazioni di Olengo, Torrion Quartara e Pernate, dei centri di Granozzo, Galliate, Romentino, Romagnano Sesia, Intra, Arona e Oleggio. La partecipazione del movimento cooperativo aronese all'EAC è importante poiché da questa esperienza si posero le premesse della cooperazione proletaria nel dopoguerra. L'attività
della Cdp riprese a pieno ritmo a partire dal 1919: il 4 e 5 ottobre venne inaugurato
solennemente il nuovo vessillo sociale. Il 6 novembre 1921 veniva inaugurato in piazza De Filippi il monumento ai caduti alla presenza dei fascisti e con l'astensione dalla cerimonia degli amministratori "rossi", in particolare del sindaco G. Torti, un lavoratore delle ferrovie di origine ligure, e del consigliere provinciale A. Fanchini, di origini castellettesi. Nel febbraio 1922, si verificò l'assalto delle squadracce gallaratesi al consiglio comunale di Arona e la minaccia d'incendiare la CdP. Nell'estate e nell'autunno la violenza squadrista si dispiegò completamente fino a culminare nell'assalto alla CdL intrese. Il 2 agosto, le squadracce mussoliniane assaltarono Palazzo Marino a Milano e deposero il sindaco socialista Filippetti. Nel settembre 1922, col sopraggiungere del commissario governativo si chiudeva la breve parentesi della giunta rossa aronese. A Borgomanero nel 1922, venne incendiata la CdP appena inaugurata che non venne più ricostruita nel dopoguerra. Per quanto riguarda la Bassa, il 18 luglio 1922, venne saccheggiata la CdP di Vespolate. A Trecate, i fascisti, dopo aver tutto devastato e incendiato, legarono "al camion con delle funi d'acciaio le colonne della Casa del Popolo", provocando il crollo di una parte dell'edificio. "La disfatta di Novara -conclude Bermani al termine della sua dettagliata ricostruzione- era costata al proletariato la distruzione di oltre cinquanta sedi di istituzioni operaie, l'assalto a quaranta comuni amministrati dalle sinistre, otto morti e oltre venticinque feriti" . Questo serva a far luce su affermazioni come quelle che dipingono il fascismo come un allegro gruppo di compagnoni che non hanno mai fatto male a nessuno e che si preoccupavano di mandare in vacanza al confino i loro avversari politici. La CdP di Arona veniva ricostruita nel novembre 1945 nella stessa via XX settembre dove era nata. 1 CESARE BERMANI, La "battaglia di Novara" (9 luglio-24 luglio 1922). Occasione mancata della riscossa proletaria antifascista, Milano, Ed. Sapere, 1972, pp. 17, 21, 107, 118-121, 129-130, 175-176, 186-188, 190-195, 209, 214-215, 217 e 227. La ricostruzione di Bermani integra e conferma, nella sostanza, i dati raccolti sul Lavoratore del 20 luglio 1922. |
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